Salvatore Pronestì

Pittore

pronestisalvatore
Nato nel 1949 a Rizziconi  (RC)
Vive e lavora a Chivasso (TO)
Mail: salvatore@pronesti.it
Docente Università della Terza Età dal 2003

Biografia:

Salvatore Pronestì si è trasferito giovanissimo, con la famiglia, in Piemonte, e in quel di Chivasso, lungo le sponde del Po, dove ha coltivato e progressivamente intensificato la sua passione per la pittura, seguendo inizialmente le lezioni di Francesco Fossati ed affinando ulteriormente le proprie spiccate capacità sotto la guida di Anselmo Troletti (olio, acrilico e acquerello), Giacomo Soffiantino (nudo dal vero) e Francesco Casorati (alla Bottega dell’incisione di Torino, per acquaforte, acquatinta e litografia).

Dotato di una personale sensibilità, egli è in grado di trattare, con le tecniche più diverse, sia la figura, sia la composizione, sia il paesaggio con un rigoroso rispetto dell’impianto grafico e con l’ausilio di una ordinata e nitida scala cromatica.

Nell’anno accademico 2002/2003 frequenta e supera brillantemente il corso di “Colore Arredo Urbano” (Trompe-l’oeil) organizzato dall’Agenzia formativa “Italo Cremona” della durata di 1.400 ore, nella sede di Corso Trento, 13 a Torino.

Insieme a Rigoletti, Rossi e Sallemi ha fondato l’Associazione “Pittori di Via Platis” di Chivasso, dove ha insegnato a bambini ed adulti per molti anni.

Hanno detto di lui:

<<Quella di Pronestì è una produzione limitata, poiché “ha fatto dello studio un’arma insostituibile” per un allargamento ed un approfondimento della ricerca che, naturalmente, richiede tempo, una onestà interiore profonda ed infinita pazienza, per interpretare alla luce dell’autenticità e della necessità le tecniche d’indagine più moderne, con un’instancabile apertura a forme di rinnovamento critico>>.
Oscar Grimaldi

<<Pronestì si contraddistingue per una pittura di tipo “tradizionale”, come egli stesso la definisce, cioè per una pittura intimamente legata al passato, preferibilmente l’Ottocento paesaggistico. Infatti la sua attenzione si è sempre posata su quegli aspetti della natura che maggiormente sente vicini: la campagna, la frutta, gli oggetti rurali, le cascine. I colori sono esposti in forma garbata, mai violentemente, mai forsennatamente, sempre con estrema dolcezza, soffusi di una patina brumosa che li contraddistingue. E’ notevole la sua produzione ed altrettanto lusinghiera la sua affermazione a manifestazioni, mostre, concorsi nei quali ha ricevuto parecchi meritati riconoscimenti.>>
Edgardo Pocorobba

<<Favorito da una sensibilità decisamente marcata che lo porta a vedere squarci di verità e di poesia in un paesaggio inedito (un fienile, un cascinale, una via di paese o di campagna), in un volto di bimbo, o di una donna, in un accostamento di frutta, di fiori, di oggetti diversi, Salvatore Pronestì offre indimenticabili momenti di vita, dove ognuno di noi può scorgere ed avvertire il soffio del presente ed insieme la nostalgia di un mondo più vicino a noi che sembra allontanarsi dagli occhi, ma non dalla memoria.>>
Sirio Marcianò

<<Salvatore Pronestì ci presenta una pittura caratterizzata da un indovinato equilibrio di colori, massa e forma, cimentandosi di volta in volta sia con la figura, sia con il paesaggio, sia con la composizione di impianto classico.>>
Rossella Bo

<<I suoi personaggi, le sue composizioni colpiscono proprio quel senso estremo della spazialità che ne emana. Sono esecuzioni mai improvvisate, ma sempre studiate e che non perdono della loro immediatezza. Il “mestiere” di Pronestì è testimoniato da un acuto senso prospettico del paesaggio, con un ottima ricerca della profondità che slancia ed armonizza il “dettato” pittorico e poi, ma non ultima per importanza, è la raccolta dell’effetto chiaroscurale, la ricerca del contrasto. Nei suoi paesaggi luci e ombre, il gioco corrispettivo delle immagini è sempre reale, mai virtuale; i suoi ritratti di paese sono veramente quello che devono essere: profondi, di ampio respiro, inquadrati in una giusta luce cromatica.>>
Alessandro Pasetti

<<Cimentandosi sia con il paesaggio, sia con la figura, sia con la composizione di impianto classico, Pronestì consegue proprio con quest’ultima effetti ed esiti canonici di indovinato equilibrio di masse, di forme e di colori, tenendo a bada i contrasti evidenziati (che pure potrebbero derivargli da una matrice mediterranea legata alla sua origine), concentrando piuttosto il proprio interesse sulla fruizione intelligente dei rapporti chiaroscurali e pervenendo talvolta alla deliberata indefinizione delle immagini periferiche o slontanate in un gioco ottico indispensabile.>>
Giuseppe Nasillo

<<Olio, pastello, acquerello, tempera tecnica mista, sanguigna: a secondo del soggetto, dell’ispirazione, del momento. Ama la pittura quanto la natura, che riproduce con facilità e felice intuizione degli spazi e dei volumi.
Sono paesaggi della natura, marine, canali; scorci di paesi e portici e ruote di mulino sull’acqua limpida, perché nella natura è “come confida egli stesso” mentre nella natura morta deve entrare “difatti, talvolta, preferisce operare con le dita” e diremmo che ci riesce egregiamente per l’immediatezza e la scelta cromatica. Luce, anche, negli occhi di un fanciullo e nello sguardo arguto del Gen. Carlo Alberto dalla Chiesa. Quasi sempre dal vero “soprattutto per l’impianto” le pitture di Pronestì rivelano una forte carica emotiva, non disgiunta  da una sensibilità che gli rende amico anche il muso dolcissimo di un cavallo.
Apprezzato paesaggista, ma non solo, poiché anche le nature morte denotano nel disegno e nei colori, prevalentemente a tecnica mista, come l’inclinazione personale abbia avuto un solido supporto di studi con Francesco Fossati e Anselmo Troletti. Così come per la figura che l’acquerello ha espresso al meglio nei due caratteristici personaggi chivassesi di “Teresina” e “Il muto”. Questi acquerelli (appartenenti a due diverse collezioni private) mostrano, al di là del preciso, estroso dettaglio figurativo, l’unicità e la poliedricità del soggetto uomo.>>
Graziella Granà

<<i vapori che salgono dalle acque del Po sono forse più intensi di quelli che lambivano i rami degli ulivi sulla costa tirrenica, lasciandovi una carezza d’argento, non portano sale, ma una sostanza dolce, un po’ melanconica, quella stessa che nutrì i pensieri di Guido Gozzano, e la frutta, le pesche, le mele, le ciliege mostrano una tonalità di colore più pacata, proprio perché le acque del fiume non raccolgono tanto calore quanto quello del mare e non si innalzano vulcani intorno, ma soltanto colli i cui frutti potranno far ribollire i cervelli ed i cuori degli uomini.>>
Aldo Spinardi

Ha pubblicato presso Edizioni Pentarco di Torino una monografia artistica curata da Giuseppe Nasillo.